Italia, 1960 |
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2008 e lei si scordò
2008 dolce vagare in sacri luoghi selvaggi
2008 lontano, ancora
2001 antonio ruju. vita di un anarchico sardo
1999 attraverso un vetro sporco
1997 lei mi vede così
1995 steven brown reads john keats. piccoli ostinati
1993 l'amore vincitore. conversazione con derek jarman
1993 ali versus joe frazier
1991 lontano
1990 greenhouse effect. steven brown reads john keats
1989 fluxus. milano poesia
1989 fuori quadro
1987 pexer
1985 ciprea annulus |
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1993 Primo Premio al Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino con L'amore vincitore
1993 Premio del Publico al Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino con L'amore vincitore |
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| Roberto Nanni, bolognese, approdato a Roma dopo un lungo girovagare per l' Europa, è un cineasta - questo termine a differenza della parola regista include la conoscenza intima del mezzo espressivo usato - che ha collaborato con il gruppo di musicisti statunitensi Tuxedomoon e in particolare con Steven Brown, cercando alla fine degli anni '80 una sintesi tra il linguaggio sonoro e quello visivo. Insieme al regista Giuseppe Baresi ha realizzato Fluxus. Milano Poesia. Con L' amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman ha vinto nel 1993 il primo premio e il premio del pubblico al Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino. Per i “Diari della Sacher” di Nanni Moretti ha realizzato il film "Antonio Ruju. Vita di un anarchico sardo".
“Mi piace lavorare con le immagini in modo emotivo, mettendo in discussione tutti i linguaggi, avendo un' estrema libertà di movimento, rifiutando la narrazione convenzionale. Ho sempre cercato di colpire al cuore gli spettatori…Mi considero un cineasta che si è formato con il cinema americano sperimentale e d' avanguardia degli anni '50 e '60 di Stan Brackhage, e quello underground di Jonas Mekas e Kenneth Anger. Ma tra i miei maestri ci metto anche Carmelo Bene simbolo della ricerca dell' inizio degli anni '70. Ma anche Nanni Moretti che, con i suoi primi super 8, dimostrò che si poteva fare cinema intelligente con pochi soldi e mezzi, senza cadere nelle trappole delle megaproduzioni. Del resto, come diceva Jarman, lo scopo non è di realizzare un buon film, ma fare qualcosa di più di un buon film e questo non dipende dai soldi”.
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