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Kiwido Media|Video
Roma, Kiwido, 01/09/2006
Dal 2006: grafiche, produzione e post-produzione audio-video, montaggi, remix e restauri, videografiche, compositing, sottotitolazioni, authoring di dvd per enti, societÓ di comunicazione, broadcasting, produzioni e distribuzioni cine-televisive.
 
Giacomo Daniele Fragapane: Paolo Gioli
Paolo Gioli
Italia, 2009 Trailer 30'  |  Trailer 90'  |  Foto 1  |  Foto 2
 
Durata: 17m42s
Audio: Italiano
Sottotitoli: English
Formato: DV
 
 

Daniele Fragapane descrive il lavoro di Paolo Gioli e dei lavori contenuti nel Dvd "6 film di Paolo Gioli":

 

Paolo Gioli è sicuramente e indiscutibilmente uno dei più noti e più importanti fotografi italiani contemporanei, famoso soprattutto per le sue bellissime, straordinarie immagini Polaroid, ma anche per i fotofinish, per esempio, per le fotografie stenopeiche...
E' meno conosciuto, anche se comincia ad essere devo dire "finalmente" scoperto nella sua grandezza, meno conosciuto come filmaker. Eppure è autore di oltre 30 film che sviluppano tutta una serie di temi, di approcci e di tecniche che dialogano in modo strettissimo con la sua produzione fotografica, con la sua produzione pittorica, con la sua produzione litografica e incisoria.
Storicizzato come un autore di film sperimentali, come un esponente del cosiddetto "cinema sperimentale italiano" , in realtà Gioli ha spesso preso le distanze da questa definizione e i suoi film si presentano più come, a mio avviso almeno, come dei piccoli trattati filosofici che come dei film sperimentali. Gioli fa spesso una battuta su questo, dice: "Io non sono uno sperimentatore, sembra quasi che dopo tutti questi anni io sia ancora lì a sperimentare, mentre nei miei film so esattamente cosa voglio, so già cosa sto cercando, e i miei film sono semmai lo sviluppo e la prova di un percorso che avevo già in testa."
 
Questi film si legano tra di loro per via di una serie di temi che attraversano trasversalmente la produzione di Gioli, la produzione tout court, non solamente la produzione cinematografica.
 
Comincerei a parlare di Volto sorpreso al buio, film interessantissimo e inquietante, straordinario dal punto di vista del rapporto soprattutto tra cinema e fotografia, e lo dico perché il primo riferimento per parlare di questo film, è un precedente lavoro fotografico di Gioli, che Gioli pubblica come libro nel 1995, intitolato Sconosciuti.
In questo lavoro, appunto, Gioli parte da queste lastre fotografiche, lastre su vetro, che sono delle foto-tessere, quelle che oggi chiamiamo delle foto-tessere, di un anonimo fotografo "commerciale",  ritoccate per migliorarne l'aspetto da un ancor più anonimo ritoccatore, e Gioli illumina queste lastre con una luce molto radente per fare uscire la materia dell'immagine, ne fa uscire l'emulsione, i graffi sull'emulsione e il segno del ritocco che trasforma questi volti in dei volti mostruosi che emergono dal buio.
Gioli riprende queste lastre a passo uno, fotogramma per fotogramma, e da questa serie di volti anonimi, di persone appunto sconosciute, costruisce un film in cui vediamo, quasi con un effetto stroboscopico che ritorna incessantemente in molti suoi film, vediamo sorgere questo volto oscillante che varia nel buio, che esce dal buio, che è appunto una sorta di personaggio immaginario, anonimo.
 
Questo lavoro interessante, questo lavorare sulla materia dell'immagine, sull'emulsione ma anche sulla traccia, sulla traccia grafica, per esempio, sulla traccia pittorica.. viene quasi isolato al suo stato più puro, più essenziale in un altro dei film presenti in questa raccolta: Tracce di tracce, il film più vecchio se non sbaglio, quello che apre e introduce tutto il percorso, che è un film in cui Gioli cancella dalla pellicola, che è una pellicola bianca, una pellicola usata come un supporto puramente pittorico, cancella qualunque elemento referenziale, rappresentativo. Non c'è più l'immagine, c'è solo la traccia della traccia e la traccia della traccia può essere traccia fisica, può essere segno, può essere impronta, nel senso più fotografico del termine, oppure può essere ciò che resta dopo che l'inchiostro si è depositato sulla pellicola e una serie di interventi manuali lo hanno portato via, raschiato, modellato. Queste tracce di tracce che sono quindi qualche cosa che si va a depositare su una pellicola, ma non rappresenta nulla, non è materiale fotografico, vengono animate e diventano materiale pittorico.
 
Questo approccio, questo modo di lavorare di Gioli, che è un approccio circolare, ma non tanto per temi quanto per dispositivi, mi sembra che trovi la sua.. il suo nucleo, la sua radice più profonda nell'insistenza che ha nel collocarsi sempre sul momento delle origini: origini del cinema, origini della fotografia, ma anche origini di un dato problema, quale può essere per esempio quello del rapporto speculare tra le immagini o dell'inversione tra negativo e positivo, del rapporto tra l'immagine in quanto icona e l'immagine in quanto materia, supporto, che trattiene l'icona e la libera al tempo stesso.
Gioli sviluppa questo tema delle origini, dell'origine dell'immagine e dell'origine del mezzo in una serie di film. Forse il più importante, il più interessante, il più complesso di questi, è proprio Finestra davanti a un albero, film dedicato al pioniere della fotografia delle origini Fox Talbot, dedicato e sviluppato a partire da materiali, da immagini... da materiali originali di Talbot. Analogamente a quello che fa in altri film dedicati appunto ai pionieri delle origini della fotografia o del cinema, come appunto i francesi o gli americani Higgins o Marey, Muybridge e via dicendo, Gioli lavora da immagini pubblicate, quindi lavora dall'inchiostro, non dagli originali ma da fotografie... fotografie il cui percorso finale Ć stata appunto la pubblicazione a stampa. Gioli riprende da questo punto e le fa rivivere, e le anima.
La finestra è la metafora usata fin dal Rinascimento per parlare della prospettiva e la prospettiva sarà la metafora utilizzata per spiegare come funziona la fotografia all'origine del mezzo. Questo tema Gioli lo sviluppa a partire da un aspetto concettuale e da questo punto di vista lavora, diciamo, in un modo estremamente "duchampiano".
 
Questo tema del raddoppiamento, dell'inversione speculare e dell'inversione negativo-positivo diventa poi la chiave, forse la chiave principale per introdurre gli altri due film, che sono Figure instabili nella vegetazione, film costruito e interamente basato sul doppio e sul paradosso, diciamo così, di questo raddopiamento dell'immagine costruito a partire dal centro, sdoppiando, scindendo in due l'immagine e facendo collidere, per così dire, il centro delle due metà delle immagini, Gioli azzera la figurazione, trasforma un'immagine che sta descrivendo un'azione, per esempio, in qualche cosa che sembra svilupparsi da sé a partire da una centralità che viene al tempo stesso esaltata e negata.
Nell'altro film, Farfallio, film... forse il più sperimentale, nel senso classico del termine, dei film di Gioli, insistentemente costruito con effetti di flickeraggio, stroboscopici, diciamo, dove Gioli inserisce delle immagini erotiche quasi sfruttando un effetto di immagini subliminali, di inserzioni subliminali. Ma, al di là del tema, estremamente colto tra l'altro, perché questo rapporto tra la farfalla, il mimetismo e l'erotismo, l'eros, è un tema caro al surrealismo, ne parla Bataille.., tutti i film di Gioli sviluppano questo nucleo di riflessione filosofica sulla forma, sul dispositivo e sull'immagine, ma anche si ramificano poi con tutta una serie estremamente complessa di stratificazioni sulla storia dell'arte, sulla storia del cinema, della letteratura e via dicendo, in questo caso però ancora una volta il nucleo motore dell'operazione, che sviluppa l'operazione di questo film, è il raddoppiamento e la sovrapposizione di immagini che sono positive e negative, molto spesso sono immagini che sono ribaltate a partire da se stesse e messe in contrasto e fatte oscillare, fatte fluttuare e oscillare con varianti di se stesse.
 
Allora, un discorso analogo lo potremmo fare per il film che chiude questa serie, Anonimatografo, a mio parere forse il film più affascinante di Gioli, più complesso, più ricco di suggestioni e più.. come dire... ambiguo, volutamente ambiguo. Si tratta anche qui di materiale elaborato a partire da un oggetto found footage, una pellicola 35mm di un anonimo cineamatore dell'inizio del 900, che diventa uno straordinario universo di storie possibili e di sperimentazioni possibili. Gioli osserva questa pellicola e si diverte, diciamo così, a ipotizzare delle storie... delle storie potenziali. Lo fa facendo collidere per esempio i  diversi personaggi, le donne... ci sono una serie di donne, una serie di figure che entrano nella vita di questo uomo, ci sono delle donne che posano per lui nude, che lui si diverte a illuminare seguendo diciamo quelli che sono i codici della fotografia cinematografica e anche della fotografia vera e propria dei primi del 900, e poi ci sono dei commilitoni e nel frattempo c'è la prima guerra mondiale. Ma tutto quanto si articola più per suggestioni e ipotesi che secondo la volontà di costruire una storia filologicamente, diciamo, univoca.
Da questo punto di vista questo lavoro che precede tra l'altro di molti anni, di oltre un decennio, un lavoro molto più celebre, ingiustamente a mio parere, che è l'Ungheria privata di Péter Forgàcs... E' interessante un confronto tra queste due pellicole perché mentre Forgàcs cerca in qualche modo di ricostruire in modo univoco le storie nascoste dietro questi materiali, questi repertori di film di famiglia che a un certo punto incrociano la storia, incrociano il nazismo, incrociano tutte le vicende tragiche della seconda guerra mondiale, e cerca di arrivare, di restituire la voce, diciamo così, a queste figure anonime, ma inserirle all'interno di un discorso sulla storia per come c'è stata raccontata dagli storici, Gioli riesce a trasmettere tutto il senso della storia, tutto il senso del passato, e mantenere viva però questa ambiguità delle immagini che, diciamo, riescono a dare... a stimolare una serie di domande in chi guarda e a alludere a risposte multiple, molteplici.
 
Gioli affronta soggetti fotografici, cinematografici, pittorici, incisori, con il medesimo approccio, medesimo approccio che è sempre un approccio di natura profondamente filosofica, che lo porta a porsi problemi di questo tipo: che cosa succede alla luce nel momento in cui si deposita sull'emulsione sensibile? Che cosa succede ad un'immagine nel momento in cui viene rovesciata e invertita? Nel momento in cui attraversa una fessura, un buco, o uno sviluppo di un buco, che può essere una linea, può essere un reticolato, può essere un oggetto, può essere una foglia, può essere un otturatore e via dicendo. Tutto viene sviluppato appunto secondo questa sorta di arabesco circolare in cui tutto si collega con tutto, ma il problema è sempre lo stesso: capire come nasce l'immagine, come si forma l'immagine, come si sviluppa e come un'immagine è in grado di diventare un dispositivo che produce storia, memoria e comprensione del reale.
La cosa interessante di Anonimatografo, ma delle fotografie tratte da Anonimatografo, e lo stesso vale per il rapporto che lega poi Sconosciuti e il film.. Sconosciuti il libro, la serie di fotografie, e il film Volto sorpreso al buioè proprio questa circolarità, questa capacità di usare la fotografia come matrice filmica e usare il film come matrice per tirar fuori fotografie, che poi magari a sua volta vengono riutilizzate per tirar fuori una litografia o un'incisione che a sua volta sarà rianimata... Sto facendo riferimento a opere, a lavori che Gioli sta compiendo in questo momento e che riprendono sperimentazioni fatte ormai più di 20 anni.. oltre 20 anni fa, e che diventeranno materiali per nuovi film. in questo approccio non c'è, come dire.. un ansia di ripetere, un ansia di ridire sempre le stesse cose, semmai il contrario, cioè, la volontà di scoprire di volta in volta nuove possibilità a partire dal medesimo nucleo di questioni e di problemi, medesimo nucleo di questioni e problemi che sono il vero cuore, a mio parere almeno, della ricerca di Gioli, che non è tanto una ricerca sperimentale, ma è una ricerca di natura filosofica.
Gioli fa in qualche modo critica della visione a partire dagli stessi strumenti con cui... quello che Pierre Sorlin con una bella definizione ha chiamato il secolo delle immagini analogiche... a partire appunto dagli strumenti che il secolo delle immagini analogiche ci ha consegnato.
E dunque la chimica e l'ottica della fotografia, il trascinamento, l'otturatore, la trasformazione della luce attraverso una lente oppure un foro o una fessura e tutte le varianti, l'oscillazione, il farfallio appunto, l'oscillazione della successione delle immagini che genera poi l'illusione di movimento e via dicendo. Tutte queste cose che prese singolarmente sono state trattate da tutti i grandi inventori della storia della fotografia e della storia del cinema, ma anche da scienziati, da medici, da studiosi di astronomia, per dire.. Tutte queste cose, che prese singolarmente sono dei problemi tecnici, messe insieme, ricostruiscono una cultura dell' immagine che l'occidente, per così dire, ha abitato e ha esplorato per oltre un secolo e mezzo e che adesso sta cambiando, sta cambiando, con l'introduzione del digitale tutto questo cambia in un senso estremamente netto, estremamente drastico a partire dal fatto che la chimica della fotografia e del cinema non esiste più. Ci tengo a dire questa cosa perchè a mio parere Gioli è prezioso non solo per la sua produzione, appunto, filmica, artistica, fotografica, ma anche come testimonianza critica di che cosa è stata l'era dell'immagine analogica.
 
Cast:
Produzione: Kiwido

Intervista a: Giacomo Daniele Fragapane

Si ringrazia: Paolo Vampa

 
Dvd
Paolo Gioli
Un cinema dell'impronta
Coedizione tra CSC e Kiwido a cura della Cineteca Nazionale, il volume include il dvd 6 film di Paolo Gioli con i lavori inediti dell'artista veneto. 256 pagine con un ricco apparato iconografico con contributi di Bordwell, Bouhours, Di Marino, Fragapane, Pa´ni, Sanborn, Volpato, sottolineano l'inestricabile legame tra pittura, fotografia e cinema.